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Open world

Enormi spazi pieni di nulla che servono a certe aziende per compensare qualche altra mancanza e che gli fanno dire: “Il nostro è più grosso…”.

Gli open world sono diventati la forma standard del videogioco moderno: mappe gigantesche, centinaia di attività, torri da scalare e icone ovunque. In teoria dovrebbero offrire libertà. In pratica spesso offrono soprattutto molto spazio da riempire.

Ogni tanto però succede qualcosa di interessante: un open world che usa davvero quello spazio per creare esplorazione, ritmo e gioco. Non capita spesso, ma quando capita vale la pena parlarne.

Gli articoli qui sotto provano proprio a capire questa differenza: tra mondi aperti che funzionano davvero e quelli che servono soprattutto a dimostrare che la mappa è molto, molto grande.

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RecensioniSpoiler level 2
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Una volta, un Lupo Saggio mi disse di giocare a Death Stranding, ma non di farlo in live, perché così me lo sarei goduto di più. Death Stranding, a suo parere, era un’esperienza e non un gioco vero e proprio. Decisi di seguire il suo consiglio e, ancora oggi, nonostante tutto, lo ringrazio molto.

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